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Break even di cantiere: come calcolarlo commessa per commessa

Redazione Edilgestya 5 novembre 2026 13 min di lettura
Break even di cantiere: come calcolarlo commessa per commessa

Come calcolare il break even di un cantiere: costi da includere, formule, un esempio numerico completo e i dati da seguire durante i lavori per non andare sotto.

Il break even di un cantiere è l’importo che devi fatturare su quella commessa per coprire tutti i costi: materiali, manodopera, noli, subappalti, la quota di spese generali che il cantiere deve sostenere e una riserva per gli imprevisti. Sotto quella cifra perdi soldi, sopra inizi a guadagnare. Se lo esprimi in percentuale sul prezzo concordato, sai anche a che punto dell’avanzamento lavori vai in pari. Qui trovi le formule, i costi da mettere dentro, un esempio completo con i numeri e i dati da tenere d’occhio mentre il cantiere è aperto.

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In breve

  • Punto di pareggio di commessa = costi diretti + quota di costi fissi aziendali + riserva per imprevisti.
  • Punto di pareggio dell’impresa = costi fissi annui ÷ margine di contribuzione medio (in percentuale).
  • Nei costi fissi va messo anche il compenso del titolare, altrimenti il pareggio sembra più basso di quello che è.
  • Il calcolo fatto in preventivo vale poco se non lo aggiorni con ore, materiali e noli reali durante i lavori.
  • Il pareggio è un utile pari a zero: è la soglia minima, non l’obiettivo.

Indice

Che cosa vuol dire break even in edilizia

Break even point (BEP) in italiano si traduce con punto di pareggio o punto di equilibrio. Il Dizionario di Economia e Finanza Treccani descrive la break-even analysis come una simulazione che individua il volume di attività in cui costi totali e ricavi coincidono.

In un’impresa edile questo concetto si usa a due livelli:

  1. Sull’impresa intera. Quanto devi fatturare in un anno per pagare ufficio, mezzi, assicurazioni, personale fisso e il tuo compenso. Si può esprimere anche nel tempo: in quale mese dell’anno lo raggiungi.
  2. Sulla singola commessa. Quanto deve rendere quel cantiere per coprire i suoi costi diretti e la sua parte di spese generali. È il numero che ti dice, prima di firmare, se il prezzo regge.

I due livelli sono collegati. Ogni cantiere che chiude sotto il suo pareggio scarica la perdita sugli altri. Ogni cantiere che lo supera contribuisce a coprire la struttura e poi a fare utile.

Costi fissi e variabili: cosa mettere nel conto

La prima operazione è dividere i costi in due gruppi. La Camera di commercio di Torino definisce fissi i costi che non cambiano al crescere della produzione, come stipendi degli impiegati, ammortamenti dei macchinari e affitto del capannone. Variabili sono quelli che si muovono con la produzione, come materie prime e materiali di consumo.

In cantiere la distinzione diventa questa:

Voce Tipo Dove la trovi
Materiali e semilavorati Variabile, diretto Bolle, fatture fornitori, scarichi di magazzino
Manodopera di cantiere Variabile, diretto Ore timbrate × costo orario aziendale
Noli a caldo e a freddo Variabile, diretto Contratti di noleggio, giorni effettivi
Subappalti Variabile, diretto Contratti e SAL dei subappaltatori
Trasporti e smaltimenti Variabile, diretto Formulari, fatture trasporto
Mezzi di proprietà Fisso o specifico Ammortamento, assicurazione, manutenzione
Ufficio, capannone, utenze Fisso, di struttura Contabilità generale
Personale d’ufficio e tecnici Fisso, di struttura Buste paga
Commercialista, consulenze, software Fisso, di struttura Contabilità generale
Compenso del titolare Fisso, di struttura Va stimato anche se non è in busta paga

Due precisazioni utili. La prima: non tutti i costi fissi sono generali. Il capitolo sull’analisi dei costi della LIUC ricorda che esistono costi fissi specifici, legati a un solo prodotto, come l’ammortamento di un macchinario usato solo lì o il personale dedicato. In edilizia è il caso di una gru noleggiata per tutta la durata di un cantiere o di un capocantiere assegnato a una sola commessa: vanno su quella commessa, non nel calderone delle spese generali.

La seconda: alcuni costi sono ibridi. La stessa Camera di commercio di Torino parla di costi semi-variabili, che rendono il punto di pareggio un’approssimazione della realtà. La manutenzione dei mezzi è un buon esempio: una parte è fissa, una parte cresce con le ore di utilizzo.

Se vuoi un metodo pratico per decidere dove mettere una voce dubbia, i due test tra costi generali e costi diretti aiutano a farlo in modo coerente: il costo esisterebbe anche senza quel lavoro? Si può attribuire a un lavoro preciso? Per vedere dove si nascondono le voci che di solito sfuggono, leggi la nostra guida ai costi nascosti in cantiere.

Quanto pesano le spese generali

Un riferimento normativo utile per ragionare sulle spese generali arriva dagli appalti pubblici. Nella formazione dei prezzi prevista dal Codice dei contratti pubblici (D.Lgs. 36/2023), al costo tecnico si aggiungono spese generali tra il 13% e il 17% e un utile d’impresa del 10%.

Questi valori servono a fissare i prezzi a base di gara, non descrivono la tua impresa. Il tuo peso reale delle spese generali lo ricavi dai tuoi numeri: costi fissi annui divisi per il fatturato annuo. Se il risultato è molto più alto del 13-17%, i tuoi prezzi devono tenerne conto.

Le formule del punto di pareggio

Ci sono tre modi di esprimere il pareggio. Ognuno risponde a una domanda diversa.

In quantità

È la formula classica, utile quando lavori a misura su una lavorazione ripetitiva. Il documento della Sapienza Università di Roma sulla break even analysis la scrive così:

Qp = CFT ÷ (P − cvu)

dove CFT sono i costi fissi totali, P il prezzo unitario e cvu il costo variabile unitario. La differenza P − cvu è il margine di contribuzione unitario: la parte di prezzo che copre i costi fissi e, superato il pareggio, diventa utile.

Esempio: un cantiere di intonaci con 8.000 € di costi fissi di commessa (allestimento, ponteggio, trasferte). Prezzo 28 €/m², costo variabile 18 €/m². Margine unitario 10 €/m². Pareggio: 8.000 ÷ 10 = 800 m². Se il lavoro ne prevede 650, quel prezzo non basta.

In quantità

In fatturato

È la formula più usata per l’impresa intera, perché i cantieri sono tutti diversi:

Fatturato di pareggio = costi fissi annui ÷ margine di contribuzione %

Il margine di contribuzione percentuale è (ricavi − costi variabili) ÷ ricavi. Va calcolato come media ponderata di tutte le commesse dell’anno, non sul cantiere andato meglio.

In tempo o in avanzamento

Sull’impresa, dividi il fatturato di pareggio per il fatturato medio mensile e sai in che mese lo superi. Sulla commessa, dividi il pareggio di commessa per il prezzo concordato e sai a quale percentuale di avanzamento vai in pari.

Un esempio completo, passo per passo

Prendiamo un’impresa di ristrutturazioni con numeri tipici. I valori sono di esempio: sostituiscili con i tuoi.

Passo 1: il pareggio dell’impresa

  • Costi fissi annui (ufficio, due impiegati, mezzi, assicurazioni, commercialista, compenso del titolare): 240.000 €
  • Margine di contribuzione medio delle commesse: 22%
  • Fatturato di pareggio: 240.000 ÷ 0,22 = 1.090.909 €

Se l’impresa fattura circa 1.300.000 € l’anno, cioè circa 108.000 € al mese, raggiunge il pareggio dopo circa 10 mesi. Fino a inizio novembre lavora per pagare la struttura. Solo l’ultima parte dell’anno produce utile.

Passo 2: la quota di costi fissi per ogni euro fatturato

Con 240.000 € di costi fissi su 1.300.000 € di fatturato, la struttura pesa circa il 18,5% del fatturato. Ogni commessa deve portare a casa questa quota, oltre ai suoi costi diretti.

Passo 3: il pareggio della commessa

Ristrutturazione di un edificio, prezzo concordato 195.000 €.

Voce Importo
Materiali 62.000 €
Manodopera (1.600 ore × 30 €/ora di costo aziendale) 48.000 €
Noli 9.000 €
Subappalti (impianti) 22.000 €
Totale costi diretti 141.000 €
Quota costi fissi (18,5% di 195.000 €) 36.075 €
Riserva imprevisti 3.000 €
Pareggio di commessa 180.075 €
Margine previsto 14.925 € (7,7%)

Il pareggio è al 92,3% del prezzo. Se costi e ricavi avanzano insieme, vai in pari solo quando hai fatturato oltre nove decimi del lavoro. Tutto il guadagno sta nell’ultimo 7-8% dell’avanzamento.

Passo 4: cosa succede se qualcosa va storto

Qui il calcolo diventa utile davvero. Tre scenari comuni:

Scenario Effetto sui costi Nuovo margine
Ore di manodopera +10% (160 ore in più) +4.800 € 10.125 € (5,2%)
Materiali +5% per rincari o sfridi +3.100 € 11.825 € (6,1%)
Ritardo di 3 settimane con noli prolungati +2.500 € circa 12.425 € (6,4%)
Tutti e tre insieme +10.400 € 4.525 € (2,3%)

Basta che tre cose vadano un po’ peggio del previsto e la commessa scivola a pochi punti dal pareggio. Nessuna di queste è una catastrofe. Sono le derive normali di un cantiere quando nessuno le vede in tempo. Per un altro caso guidato, trovi un esempio di controllo margini di commessa sul nostro blog.

I dati da seguire mentre il cantiere è aperto

Il punto di pareggio calcolato in preventivo è una previsione. Diventa uno strumento di controllo solo se lo confronti ogni settimana con i costi reali. Questi sono i dati che contano:

  1. Ore lavorate per cantiere. È la voce che si sposta di più. Le ore devono arrivare dalle timbrature, non dal ricordo a fine mese.
  2. Materiali consegnati e scaricati. Bolle e prelievi di magazzino assegnati alla commessa giusta, il giorno stesso.
  3. Giorni effettivi dei noli e dei mezzi. Un escavatore fermo in cantiere costa anche quando non lavora.
  4. Avanzamento lavori reale. Serve per confrontare quanto hai speso con quanto hai prodotto. Senza avanzamento, un costo in linea può nascondere un cantiere in ritardo.
  5. Stima a finire. Costi sostenuti + costi ancora da sostenere. Se la somma supera il pareggio, lo sai prima della fine.

I costi delle ore non registrate sono spesso i più sottovalutati. Per avere un’idea di quanto pesano sulla tua impresa, puoi usare il nostro calcolatore delle ore non registrate. Per impostare il metodo, la nostra guida alla contabilità di cantiere spiega come organizzare le voci.

Usare il pareggio nel modo giusto

Tre accorgimenti rendono il calcolo più affidabile:

  • Ricalcola il pareggio dell’impresa a ogni decisione sui costi fissi: un’assunzione in ufficio, un nuovo mezzo, un capannone più grande. La Treccani osserva che i costi fissi crescono spesso a gradini quando aumenta la capacità produttiva.
  • Tieni conto della complessità. La LIUC fa notare che molti costi non dipendono dal volume ma dal numero di ordini o lotti da gestire. Dieci piccoli cantieri costano in ufficio più di un grande cantiere dello stesso importo.
  • Ragiona anche sulla cassa. Il pareggio confronta costi e ricavi, non entrate e uscite. Una commessa sopra il pareggio con incassi a 120 giorni può comunque metterti in difficoltà con i fornitori.

Come raggiungere prima il punto di pareggio

Le leve sono tre, e non hanno lo stesso peso.

Alzare il margine di contribuzione. È la leva più potente. Nell’esempio, portare il margine medio dal 22% al 25% abbassa il fatturato di pareggio da 1.090.909 € a 960.000 €. Sono 130.000 € di lavori in meno da fare solo per stare in piedi. Il margine si alza con preventivi basati su costi orari veri, meno ore perse tra un cantiere e l’altro, meno sfridi e meno noli lasciati fermi.

Tenere sotto controllo i costi fissi. Ogni euro di struttura in più richiede circa 4,5 € di fatturato in più per essere coperto, con un margine del 22%. Prima di aggiungere un costo fisso, chiediti quanti lavori in più servono per pagarlo.

Aumentare il volume con criterio. Più fatturato aiuta solo se ogni nuova commessa ha un margine sano. Prendere lavori sotto il pareggio di commessa per “fare fatturato” allontana il pareggio dell’impresa. Se investi per trovare clienti migliori, conviene fissare un tetto di spesa: questa guida al budget marketing per micro imprese aiuta a dimensionarlo in rapporto al fatturato.

Tre leve per ridurre il punto di pareggio

Tra le voci che spostano di più il margine ci sono i mezzi: consumi, giorni di fermo, manutenzioni. Se è il tuo caso, guarda come tenere i mezzi aziendali di cantiere sotto controllo.

Il nostro punto di vista

Il calcolo del pareggio non è difficile. Bastano una calcolatrice e mezz’ora. La parte difficile è avere i numeri giusti quando servono, cioè mentre il cantiere è aperto e puoi ancora intervenire.

Nelle imprese edili le ore arrivano dai fogli compilati a fine settimana, i materiali dalle fatture del mese dopo, i noli dal ricordo del capocantiere. Il risultato è che il margine di una commessa si scopre a lavori finiti. A quel punto non si può più correggere niente.

Per questo abbiamo costruito Edilgestya intorno ai dati di cantiere raccolti ogni giorno. Gli operai timbrano con il GPS dall’app sul telefono, senza hardware dedicato. Le ore finiscono subito sulla commessa giusta, insieme a materiali, foto, documenti e rapportini firmati. Ufficio, capocantiere e operai lavorano sulle stesse informazioni.

Il modulo di analisi economica con intelligenza artificiale è pensato per fare un passo in più: legge i costi che si accumulano e ti avvisa in tempo quando il margine di un cantiere si avvicina alla soglia. Così il pareggio smette di essere un numero del preventivo e diventa un indicatore che guardi ogni settimana.

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Domande frequenti

Come si calcola il break even point?

Dividi i costi fissi per il margine di contribuzione. In quantità usi il margine unitario (prezzo meno costo variabile unitario), in fatturato usi il margine percentuale. Per una commessa edile sommi costi diretti, quota di costi fissi e riserva per imprevisti.

Che cosa significa BEP?

BEP sta per Break Even Point, in italiano punto di pareggio. È il livello di ricavi in cui costi e ricavi si equivalgono e l’utile è zero. Sotto si perde, sopra si guadagna.

Il compenso del titolare va nei costi fissi?

Sì. Se lo lasci fuori, il pareggio risulta più basso del reale e l’impresa sembra in equilibrio mentre tu lavori gratis. Inseriscilo con un importo realistico, anche se non è in busta paga.

Ogni quanto va ricalcolato il pareggio?

Quello dell’impresa a ogni cambio dei costi fissi e almeno una volta l’anno. Quello di commessa va confrontato con i costi reali ogni settimana, finché il cantiere è aperto. Così vedi in tempo se ore, materiali o noli stanno erodendo il margine.

Qual è la differenza tra pareggio di commessa e pareggio d’impresa?

Il pareggio d’impresa dice quanto fatturare in un anno per coprire tutta la struttura. Il pareggio di commessa dice quanto deve rendere un singolo cantiere per coprire i suoi costi e la sua parte di spese generali. Il primo si raggiunge solo se la maggior parte delle commesse supera il proprio.

Fonti

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